L’illustre carriera di Phil Ivey nell’arte del gambling

phil ivey comeback

La storia di Phil Ivey, fin dal giorno in cui è sbarcato nel mondo dell’opinione pubblica e della scena visibile a tutti, è sempre stata costellata da episodi che hanno portato a lunghi e serrati dibattiti. Del resto un personaggio di questo calibro non può non dividere. Da una parte ci sono i suoi grandi fan, dall’altra non possono non esserci i detrattori come sempre accade.

Il giocatore nativo di Riverside in California è tuttora considerato uno dei giocatori di poker più forti di ogni epoca. E chiunque è pronto a giurare che un suo eventuale ritorno a tempo pieno sulla scena pokeristica internazionale farebbe tornare tutti in riga. Ma c’è un altro lato di Phil che ha fatto parlare a lungo di sé e continua a far discutere: la sua vita da gambler professionista.

 

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Una vita che, come ben sappiamo, non gli ha portato solamente benefici.

La vita da gambler di Phil Ivey

Conosciamo tutti le gesta di Ivey al tavolo da poker. Persino da quando iniziò a giocare al Borgata usando un documento falso: da qui nacque la leggenda di “No Home Jerome“, dal nome scritto sulla carta d’identità. Poco per volta la storia sarebbe stata scritta da quel ragazzo con il sorriso a 32 denti sempre stampato in faccia, tranne quando c’era da giocarsi pot milionari.

Anche quando c’era da confrontarsi con gli altri giochi da casinò. Sappiamo la sua grande passione per i giochi che potevano essere giocati a cifre altissime anche in Asia, la sua seconda patria da gambler. Non è un caso se, anche a sei anni di distanza, si continua a parlare del caso (divenuto giudiziario) che lo vede al centro del contenzioso proprio con il Borgata Casino.

 

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L’accusa di edge sorting – ovvero la pratica di segnare le carte per riconoscerle in un secondo momento – ha rischiato di costargli carissimo. Forse è stato un po’ troppo semplicistico (anche per giustificare le perdite) da parte del casinò accusarlo. Forse le richieste fatte da Ivey sono state un po’ eccessive. E noi vogliamo elencarvele:

  • Giocare in un’area privata
  • Un dealer che parlasse cinese mandarino
  • Un ospite da far sedere al suo fianco
  • Un deck da 8 mazzi di carte Gemaco dal dorso color porpora
  • Uno shuffler automatico per mischiare le carte

 

Tante richieste un po’ eccessive, ma che rientrano a pieno titolo nel personaggio Phil Ivey. Uno che non aveva di certo bisogno di imbrogliare per sbancare i casinò di tutto il mondo.


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Author: Frank Snyder